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La Ricostruzione dopo lo Tsunami
Ad un anno dall’inizio del suo primo
intervento di emergenza post-Tsunami
in Sri Lanka, ASIA Onlus è in grado
già di enumerarne i risultati e di
effettuare un bilancio positivo
della sua esperienza in questo nuovo
paese.
La mia prima visita in Sri Lanka, a
Luglio, è coincisa con
l’inaugurazione finale del nuovo
villaggio di Weragama, ad un’ora a
sud di Colombo: 130 abitazioni che
hanno permesso ad una popolazione di
oltre 600 persone, tra cui molti
bambini e anziani, di lasciare le
tende o gli shelter (le baracche in
legno e lamiera) dei campi di
accoglienza per le vittime dello
Tsunami, e di trasferirsi nelle
nuove case, complete di servizi
igienici, di un sistema di
ventilazione naturale, e di uno
spazio esterno per la coltivazione
di orti domestici utili per
l’auto-sostentamento familiare.
La sfida è stata raccolta poco dopo
la tragedia dello Tsunami. Abbiamo
collaborato strettamente con l’ONG
UCODEP e con l’agenzia nelle Nazioni
Unite UN- Habitat, impegnati
contemporaneamente sullo stesso
progetto.
Il progetto è stato co-finanziato
dal Ministero italiano degli Affari
Esteri e da molti enti locali
italiani, tra cui la Regione Lazio,
il Comune di Viterbo e la Regione
Toscana.
L’obiettivo non era semplicemente
quello di ricostruire delle
abitazioni (house), ma soprattutto
quello di restituire alle persone
una dignità di vita attraverso la
ricostituzione di una comunità di
valori e di relazioni su un nuovo
territorio.
Per questo abbiamo sempre preferito
parlare di home, cioè di case,
luoghi non solo fisici ma in cui si
sviluppa la vita familiare delle
persone.
Oggi il nuovo villaggio di Weragama
è completamente abitato ed integrato
con le comunità vicine, le famiglie
stanno provvedendo a coltivare gli
orti, i bambini giocano negli spazi
verdi distribuiti all’interno del
villaggio, biciclette e apetti-taxi
scorrazzano per le strade del
villaggio, illuminate dall’energia
fotovoltaica dei lampioni e percorse
da un sistema di canali di drenaggi
che assicurano stabilità del terreno
soprattutto in tempi di piogge
monsoniche.
La missione a Weragama si può dire
chiusa, ma in questi mesi ASIA Onlus
ha iniziato nuovi progetti in altre
aree del nord-est del paese, colpite
da una lunga guerra civile che non
vede fine.
Speriamo presto di replicare
l’esperienza del progetto di
Weragama e di raccontarvela.
Andrea Dell’Angelo
Direttore di ASIA Onlus
Dove ci ha
portato lo Tsunami
L’interesse e la passione per le
popolazioni asiatiche e in
particolare per la cultura buddista
ha fatto si che, in seguito alle
drammatiche vicende dello Tsunami,
ASIA diventasse un punto di
riferimento per coloro che da sempre
seguono e sostengono le sue
iniziative a favore dei popoli e
della cultura asiatica e che erano
desiderosi di aiutare le popolazioni
colpite dalla catastrofe.
L’intervento di ASIA in Sri Lanka
prende origine da una richiesta
della comunità dello Sri Lanka in
Italia conseguente al disastro dello
Tsunami. ASIA è stata contattata dai
rappresentanti di questa attiva
comunità per collaborare nel
trasporto e nella distribuzione
capillare di aiuti di prima
necessità che la comunità stessa ha
raccolto in Italia. La comunità
dello Sri Lanka in Italia si è
infatti prontamente mobilitata per
la raccolta di materiali vari e
denaro che sono poi stati
trasportati in Sri Lanka e
distribuiti con il supporto
organizzativo di ASIA nella zona di
Beruwala, nel Distretto di Kalutara.
A seguito di tale primo intervento,
ASIA ha deciso di contribuire al
processo di ricostruzione in una
prospettiva di azioni di
post-emergenza identificate e
realizzate a breve termine e rivolte
ai bisogni immediati ed urgenti
delle persone colpite dallo Tsunami,
ma con una visione di lungo periodo
rivolta ad innescare o facilitare
meccanismi di auto-sviluppo
sostenibile. E’ infatti tradizione
di ASIA non limitare le proprie
azioni a veloci interventi di
emergenza, ma proseguire con una
serie di azioni coordinate e parte
di una strategia comune basata sulle
esigenze locali
Oggi lo Sri Lanka è oramai diventato
un paese in cui ASIA è conosciuta e
apprezzata per il lavoro svolto. A
sua volta, ASIA, lontana dai climi
rigidi delle regioni Himalayane in
cui è abituata a lavorare, ha subito
imparato a conoscere ed amare questo
importante paese e la sua gente, con
la quale condivide molti valori e
sentimenti.
E’ passato oltre un anno da quando
ASIA ha iniziato il suo primo
progetto di post emergenza ed oggi
possiamo fare un primo e provvisorio
bilancio dei risultati raggiunti.
Il ritorno nelle case
Nel Luglio 2006 abbiamo inaugurato
il nuovo villaggio di Weragama, ad
un’ora a sud di Colombo: 130
abitazioni che hanno permesso ad una
popolazione di oltre 600 persone,
tra cui molti bambini e anziani, di
lasciare le tende o gli shelter (le
baracche in legno e lamiera) dei
campi di accoglienza per le vittime
dello Tsunami, e di trasferirsi
nelle nuove case, complete di
servizi igienici, di un sistema di
ventilazione naturale, e di uno
spazio esterno per la coltivazione
di orti domestici utili per
l’auto-sostentamento familiare.
La sfida è stata raccolta poco dopo
la tragedia dello Tsunami. Abbiamo
collaborato strettamente con l’ONG
UCODEP e con l’agenzia nelle Nazioni
Unite UN- Habitat, impegnati
contemporaneamente sullo stesso
progetto. Il progetto è stato
co-finanziato dal Ministero italiano
degli Affari Esteri e da molti enti
locali italiani, tra cui la Regione
Lazio, il Comune di Viterbo e la
Regione Toscana.
I nuovi progetti e il conflitto
coi Tamil
Il buon lavoro di ASIA sul
territorio e con i donatori ha
permesso l’apertura quest’anno di
nuovi progetti, questa volta ad est
del paese, nel Distretto di
Batticaloa.
Nel nord est dello Sri Lanka è
oramai in corso da molti anni una
violenta guerra civile che
contrappone l’esercito governativo
dello Sri Lanka alle forze ribelli
dell’LTTE, le cosiddette tigri tamil.
Batticaloa è una delle città più
colpite dal conflitto ed è lì che
stiamo realizzando con la FAO un
progetto di sviluppo socio-economico
in 3 villaggi di pescatori, mentre
con il Programma Mondiale Alimentare
(WFP) stiamo costruendo nuove cucine
e servizi igienici nelle scuole
elementari di Batticaloa.
Nonostante il conflitto e le
difficoltà quotidiane, i progetti
stanno proseguendo, grazie al lavoro
costante dello staff internazionale
di ASIA in Sri Lanka, aiutato dal
personale locale che lavora con noi
da molti mesi.
I pescatori del sud
Recentemente abbiamo avviato un
nuovo progetto insieme alla Regione
Lazio finalizzato a sviluppare le
capacità delle comunità di pescatori
della costa meridionale del paese,
duramente colpita dallo Tsunami:
l’intervento prevede la
ricostruzione di centri comunitari e
di strutture per le cooperative di
pescatori nelle 3 città di Panadura,
Galle e Matara e la organizzazione
di corsi di formazione professionale
per i membri delle comunità.
Continuare in Sri Lanka
Alla luce di questa esperienza, oggi
ASIA è in grado di formulare una
strategia più puntuale per
proseguire il suo intervento in
questo paese. Parallelamente al
lavoro di gestione e realizzazione
dei progetti in corso, ASIA sta
lavorando per approfondire la
conoscenza di due grossi problemi
che affliggono il paese e sui quali
è sempre difficile attirare
l’attenzione della comunità
internazionale, più concentrata
sugli affari “domestici”.
Il dramma degli sfollati e dei
campi di accoglienza
Uno di questi è la situazione in cui
da oltre 20 anni vivono decine di
migliaia di sfollati interni, i
cosiddetti IDPs (Internal Displaced
People), ovvero persone e intere
famiglie costrette a fuggire e
abbandonare le loro case e le loro
terre a causa di conflitti o di
calamità naturali. In Sri Lanka
purtroppo entrambe le due cause
hanno determinato l’accrescersi di
questa disgrazia. Prima la guerra
civile nel nord-est del paese, che
dura da oltre 20 anni, che ha
causato oltre 60.000 vittime, in
particolare civili, che ha separato
etnie e distrutto interi villaggi,
poi lo Tsunami, che ha spazzato via
le case della costa di due terzi
dell’intero paese, uccidendo oltre
40.000 persone.
Questa situazione ha determinato la
presenza in tutto il paese di
insediamenti di campi di accoglienza
di lungo periodo, dove la vita
sociale ed economica delle famiglie
si è interrotta e che sono fonte di
nuovi conflitti e tensioni.
L’obiettivo di ASIA nel prossimo
futuro è quello di riuscire a
sviluppare degli interventi sia per
migliorare le condizioni di vita
all’interno dei campi (istruzione,
servizi igienici, shelter
temporanei, ecc.), sia per proporre
delle soluzioni definitive a queste
famiglie e permettere un loro
ritorno nelle regioni di origine.
Combattere la prostituzione
minorile
Un altro aspetto su cui ASIA sta
lavorando in questo periodo è il
fenomeno della prostituzione
minorile che coinvolge migliaia di
bambini e giovani in tutto il sud
est asiatico.
In Sri Lanka le ultime statistiche
parlano di circa 38.000 / 40.000
minori coinvolti nel fenomeno della
prostituzione, ma il trend è in
rapida crescita e lo Sri Lanka si
attesta, oggi, tra i paesi più
colpiti al mondo da quello che può
considerarsi come il più odioso dei
crimini contro i bambini.
I clienti sono soprattutto
“turisti”, sia stranieri che locali
e le aree turistiche sono quelle in
cui il fenomeno della prostituzione
minorile è diffuso.
Paradossalmente, la tragedia dello
Tsunami ha aggravato questa
situazione. Tra le conseguenze più
devastanti dello Tsunami vi è stato
un forte aumento della prostituzione
minorile, in particolare nelle zone
ad alto afflusso turistico.
Infatti, le prime vittime dello
tsunami sono i bambini. Moltissimi
sono stati uccisi dall’onda,
immediatamente o a seguito di
epidemie sviluppatesi subito dopo;
tra i sopravvissuti, sono i bambini
quelli più esposti ai traumi
psicologici derivanti dall’aver
visto morire membri della propria
famiglia, amici, vicini. Infine i
bambini, e soprattutto quelli
rimasti orfani a seguito del sisma,
sono i più esposti allo
sfruttamento. Abbandonati a se
stessi o comunque privi di una
sufficiente rete di protezione,
rischiano di finire nel giro della
prostituzione minorile, delle
adozioni illegali, del traffico di
organi o del lavoro coatto.
Anche quando il nucleo familiare è
rimasto in vita, lo Tsunami ha
comportato in molti casi la
distruzione dei mezzi di
sostentamento, e moltissime famiglie
srilankesi si sono ritrovate da un
giorno all’altro completamente prive
di mezzi di sostentamento, e quindi
facili prede di organizzazioni
criminali che “comprano” i minori
per destinarli al mercato del
turismo sessuale.
Recentemente ASIA ha presentato una
proposta di progetto per attivare
una rete di protezione per i minori
vittime di prostituzione coatta,
attraverso l’attivazione di un
sistema integrato di servizi (casa
di accoglienza, sostegno
psico-sociale, unità mobile,
progetti individuali di
reinserimento socio-familiare,
numero verde nazionale, campagna di
sensibilizzazione) che
permetteranno, in ultima istanza, di
dare ai minori una nuova opportunità
di vita.
Imparare dalle esperienze
L’esperienza fatta in questi mesi in
Sri Lanka ha messo in risalto alcuni
settori sui quali è importante
lavorare in futuro perché
rappresentano delle priorità per
tutta l’area asiatica in cui ASIA
opera.
Soprattutto pensando al lavoro e al
ruolo di ASIA in Tibet, è possibile
sviluppare delle sinergie tra queste
due regioni, quella della fascia
Himalyana e quella del sud-est
asiatico.
La questione ambientale rappresenta
un allarme globale e le sue
conseguenze si avvertono soprattutto
in questa regione del continente,
particolarmente popolosa e con
regimi di controllo e tutela
piuttosto scarsi e scarsamente
affrontati dalle amministrazioni
locali.
ASIA ha già affrontato in Sri Lanka
la questione della gestione dei
rifiuti e dell’energia sostenibile
attraverso la presentazione
all’Unione Europea di un progetto
insieme alla Regione Lazio.
Riteniamo importante replicare e
ampliare questa specifica esperienza
e la conoscenza di questo settore,
utile anche e soprattutto per
affrontare medesimi problemi
ambientali che affliggono il Tibet.
Stesso discorso riteniamo di fare
sulla questione dei minori e della
difesa e protezione dei loro
diritti. Il tema è scottante in
tutto il sud-est asiatico, ma lo è
anche nelle regioni centro
asiatiche, dove sarebbe opportuno
approfondire lo studio e le
caratteristiche di questo fenomeno
(diverso da quello presente in Sri
Lanka) per programmare interventi
sulla prevenzione dell’AIDS. A
questo proposito, all’inizio del
2006 è stato presentato all’Unione
Europea un progetto di prevenzione e
informazione sull’AIDS in Mongolia.
Conclusioni
Il lavoro che ci aspetta è ancora
lungo e sembra sempre di essere
all’inizio del cammino. La
complessità e la bellezza dei luoghi
in cui ASIA opera e l’incontro
continuo con culture antiche e
lontane, ci porta continuamente a
nuove sfide e traguardi, che sono
stimolo per il nostro lavoro ma che
richiedono un rinnovo costante di
energie e competenze.
Questo breve articolo ha un po’
l’aspirazione di far comprendere
meglio dove sta andando ASIA oggi e
quanto sia importante rafforzare il
legame con tutti coloro che
condividono la nostra missione e ci
seguono da anni e che desiderano
continuare a partecipare e sostenere
le nostre iniziative.
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